CENTRO STORICO, UN OMICIDIO FUORI DAGLI SCHEMI
A San Gregorio Armeno tra presepi e nuovi suk: ucciso il pluripregiudicato Barbuto. Un delitto monito
NAPOLI – Nei vicoli del centro storico, in questo periodo, tutto appare atipico, quasi surreale. Il clima, con un sole ostinato, non vuole lasciare il posto alle foglie d’autunno e al freddo che, con piacere, spinge a scaldarsi tra i vicoli di San Gregorio Armeno, in quel microclima di festa unico al mondo.Uno scenario nuovo, segnato anche dalla presenza massiccia di suk gestiti da pakistani, regolarmente muniti di licenza, che di fatto accerchiano i pastori e le storiche botteghe d’arte, pronti a rilevarne sogni e progetti.È in questa dimensione sospesa che l’omicidio del pluripregiudicato Marco Barbuto – pugnalato diciassette volte in via Giulio Cesare – assume una connotazione criptica, perché lontano dagli schemi classici della camorra presente e operante nel centro storico, oggi sulle ceneri della banda Misso e company.Secondo gli investigatori, il delitto si spiega perché la vittima era un cane sciolto, un “fuori giostra”, come lo ha definito un anonimo. “Uno che non ha rispettato chi ha dimostrato di essere più delinquente di lui”, raccontano alcuni commercianti, a bassa voce e con occhi rassegnati.Un omicidio che, per gli inquirenti, dimostra come esista una struttura di controllo ben radicata sugli ingenti traffici economici legati al business dei pastori.L’analisi criminologica delle modalità esecutive propende per una vera dimostrazione di forza: le diciassette coltellate sono al tempo stesso rabbia e monito per tutti.Emblematico il commento di Antonio, nome di fantasia, che chiosa a suo modo: “Dotto’, voi pensate alla caccia che le guardie stanno facendo all’assassino? Pensate alla caccia che questi stanno facendo ai complici del morto, perché non era solo. Non aveva la forza di sfidare il sistema da solo”.C’è, allora, da preoccuparsi.
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