Le due facce della mente
Le due facce della mente: come Ottimismo e Pessimismo danzano sulla linea della realtà.
Rappresentano due polarità opposte ma complementari del modo in cui l’essere umano elabora la realtà, si relaziona con gli altri e affronta il futuro.
Sebbene a prima vista sembrino mondi totalmente separati, queste due attitudini psicologiche e filosofiche condividono la stessa radice: la necessità di interpretare l’incertezza della vita.
Il positivismo puro, spesso degenerato nel cosiddetto positivismo ingenuo, opera attraverso un meccanismo di negazione selettiva.
Chi adotta questo filtro mentale in modo rigido tende a cancellare le ombre, ignorando i dati di realtà che contrastano con la narrazione desiderata.
All’estremità opposta, il negativismo puro applica il filtro speculare: cancella le luci.
La mente focalizzata unicamente sul pericolo adotta il meccanismo della visione a tunnel difensiva.
Né il positivista puro né il negativista puro vedono la realtà per quello che è.
Entrambi applicano un “filtro” mentale: il primo cancella le ombre, il secondo cancella le luci.
La relazione tra positivismo ingenuo e negativismo non è statica, ma dialettica.
I due estremi si attraggono e si generano reciprocamente in un ciclo continuo che caratterizza l’esperienza emotiva umana.
Dal paradiso artificiale all’inferno della delusione.
Un eccesso di positivismo ingenuo, basato sul mantra acritico secondo cui “andrà tutto bene” senza la necessità di un’azione strategica o di una pianificazione rigorosa, conduce inevitabilmente a un impatto traumatico con la complessità del mondo.
Quando le aspettative magiche si scontrano con gli ostacoli oggettivi, il castello di carte crolla.
Questa profonda delusione fa precipitare l’individuo nel polo opposto: il negativismo.
La delusione bruciante convince la mente che sperare sia pericoloso, inaugurando una fase di cinismo e chiusura difensiva.
Dalle tenebre alla risalita.
Allo stesso modo, toccare il fondo del negativismo crea una tensione insostenibile.
Vivere in uno stato di costante allarme e disperazione esaurisce le risorse psicofisiche dell’organismo.
Questa sofferenza estrema agisce da catalizzatore: costringe la persona a cercare una via d’uscita, risvegliando il bisogno primordiale di speranza, progetti e luce.
Il ciclo si chiude e si riapre, dimostrando che i due atteggiamenti non sono che fasi di un pendolo emotivo alla ricerca di un baricentro perduto.
Ragione per cui la medaglia funziona solo se è intera.
La combinazione ideale non è l’ottimismo cieco, ma quello che gli psicologi chiamano ottimismo strategico o pessimismo difensivo.
Utilizzare il “negativismo” per individuare i problemi reali e il “positivismo” per trovare le energie e le soluzioni per risolverli.
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