La verità sulla Tammurriata nera
Questa settimana La Musicaccia vi racconterà una delle pagine di storia più tristi e brutali che si sono verificate a Napoli e dintorni, una vicenda che ci è stata tramandata attraverso la canzone Tammurriata nera.
Siamo nel 1944 a Napoli si verificano molti parti dove nascono bambini di carnagione scura nati da madri partenopee, la cosa in un primo momento porta scalpore, stupore e molte chiacchiere, si scoprirà presto che questi bambini sono il frutto di stupri, violenze che gli “alleati” afro-americani hanno fatto alle povere e indifese donne, ragazze napoletane e non solo. Edoardo Nicolardi all’epoca era dirigente amministrativo del Loreto Mare, un famoso ospedale di Napoli, notò subito la strana situazione, ed essendo un bravo paroliere ebbe l’ispirazione e scrisse il testo della canzone, affidando la composizione musicale al suo consuocero Giovanni Ermete Gaeta (in arte E.A. Mario).
Con l’antichissimo ritmo della tammurriata questa canzone fra rime e versi ben cadenzati ci racconta la sciagurata vicenda che avvenne in quel periodo, ma prima di parlare del brano in sé è doveroso dare qualche accenno sull’epoca.
Napoli era appena uscita dalle Quattro Giornate dove il popolo napoletano unito coeso e disperato, da solo, con la forza della disperazione riesce in quattro giorni a mettere in fuga i tedeschi dalla città.
Tra il 27 ed il 30 settembre 1943, Napoli divenne la prima città d’Europa a essersi liberata da sola dai nazifascisti. Era una città completamente trasformata e quasi interamente distrutta, devastata dalla seconda guerra mondiale, ma nonostante tutto il popolo partenopeo seppe far valere le sue ragioni e con tutti i mezzi riuscì a liberarsi.
Quando gli “alleati” giunsero a Napoli trovarono la città completamente liberata da tedeschi e nazifascisti, tanto che non fu esploso neanche un colpo.
Ma spieghiamo bene come avvennero gli stupri e le violenze che le nostre donne subirono, che la storia chiamerà “Le marocchinate”.

Gli americani in Italia vennero con truppe che avevano raggruppato nei paesi delle colonie francesi, come Algeri e altri paesi del nord Africa, in particolare venne un gruppo chiamato il Cef: Corp Expeditionnaire Français, costituito da marocchini, algerini e senegalesi e in minima parte da francesi europei, per un totale di 111.380 uomini ripartiti in quattro divisioni.

Fra questi soldati c’erano però dei reparti esclusivamente di soli marocchini di goumiers (dall’arabo qaum) i cui soldati provenivano dalle montagne del Riff ed erano raggruppati in reparti detti “tabor” in cui sussistevano vincoli e abitudini tribali e violente.
Erano in tutto 7.833, indossavano il caratteristico burnus arabo, vestivano una tunica di lana verde a bande verticali multicolori (djellaba) e sandali di corda. Erano equipaggiati non solo con le armi alleate (mitra e varie armi da fuoco) ma anche con il tipico pugnale ricurvo (koumia) con il quale, secondo una loro antica usanza, tagliavano le orecchie ai nemici uccisi per farne collane e ornamenti, il loro comandante era il generale Alphonse Juin, nato in Algeria che, da collaborazionista dei nazisti, era passato alle dipendenze di De Gaulle.
Quando questi signori giunsero a Napoli si accamparono nei giardini dell’Orto Botanico della città.
La sera per puro divertimento si divertivano a violentare in massa ogni ragazza o donna che gli capitasse a tiro.
Da reperti storici del tempo si risale anche alle prime violenze che accaddero nel luglio ’43, con lo sbarco alleato in Sicilia, da parte di 832 magrebini del 4° tabor aggregato agli americani che sbarcano a Licata, e fecero saccheggi e violentarono donne e bambini presso il paese di Capizzi, vicino Troina.
E’ bene dire che le marocchinate avvennero un po’ in tutta l’Italia ma solo l’inventiva artistica di due napoletani ha saputo immortalare questa triste pagina di storia che, qualcuno ha voluto cancellare mettendo voce che i bambini di colore erano frutto di prostituzione da parte delle donne italiane che per poter mangiare si vendevano ai militari afro americani, grossa menzogna ed offesa dato che ci sono migliaia di testimonianze e ricordiamo anche, che per un certo periodo lo Stato Italiano diede una sorta di pensione a queste donne che avevano subito questa tragica esperienza.

La prima volta che il brano fu eseguito in pubblico fu alla Festa di Piedigrotta nel 1944 (Napoli).
Da quel momento il brano tra consensi e dissensi da parte del pubblico è interpretato da vari artisti come:
Angela Luce, Marina Pagano, Mario Trevi, Peppe Barra, Renato Carosone, Teresa De Sio, Gabriella Ferri , Lina Sastri, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Marcello Colasurdo, Massimo Ranieri, Enzo Gragnianiello, Roberto Murolo, Mia Martini, Angelina Mango.
Grazie a Tammurriata nera ad ottanta anni dalla sua composizione possiamo mantenere ancora viva questa tragedia causata dalla guerra e dalle repressioni che porta, perché è indispensabile ricordare quanto sia importante la pace.
Oggi grazie a numerose documentazioni raccolte, possiamo dimostrare che ci furono più di 20.000 casi accertati di violenze, numero del tutto sottostimato in quanto diversi referti medici dell’epoca riportano che un terzo delle donne violentate, che si erano fatte medicare, sia per vergogna o per pudore, preferì non denunciare.
Ancora una volta grazie alla Musica riusciamo a mantenere viva la nostra vera storia.
Lello Traisci.
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