IA quando la macchna sostituisce l’anima
IA fuori controllo, ma da più di trent’anni Holliywood ci aveva avvisato suo malgrado .L’analogia e’ chiara. Nessuno lo dice ma tanti lo pensano. La deriva della IA forse e’ la stessa dei primi uomini raccontata in Genesi. Potrebbe essere benissimo che noi in realtà non siamo altro che una degenerazione di una IA fuori controllo. In realtà tutto coincide. In questa accezione allora tutto coloro che non sono umani in realtà sono prodotti divenuti autonomi completamente da chi li ha assemblati . Si può costruire una correlazione filosofica e teologica molto interessante tra intelligenza artificiale e peccato originale, purché non si confondano i due piani.Peccato originale come necessità di conoscenza, anche se
nel racconto della Genesi, il problema non è semplicemente l’ aspetto cognitivo. L’essere umano e’ programmato con algoritmi che devono desiderare per la propria sopravvivenza appropriandosi di una prerogativa che appartiene al programmatore di turno che li ha generati.
Il simbolo dell’albero può quindi essere letto come il limite posto alla conoscenza umana: puoi conoscere, ma non sei Dio.
L’intelligenza artificiale introduce una situazione sorprendentemente simile: l’uomo costruisce una tecnologia capace di accumulare, correlare e produrre conoscenza mai raggiunta prima.
La domanda e’ necessaria :
L’IA rappresenta il compimento del desiderio di conoscere oppure la sua trasformazione in una nuova forma di hibrido?
L’IA come “nuovo albero della conoscenza”
Qui nasce una metafora potente:
Genesi
Intelligenza artificiale
Albero della conoscenza
Sistema artificiale della conoscenza
Desiderio di conoscere
Desiderio di ottenere risposte
Superamento del limite
Superamento dei limiti cognitivi
“Essere come Dio”
Creare un’intelligenza non biologica
Conoscenza del bene e del male
Decisioni, classificazioni, predizioni
Conseguenza della trasgressione
Responsabilità per ciò che viene creato
Ma c’è una differenza fondamentale: l’IA non commette il peccato originale. È l’uomo che decide come utilizzarla.
La questione più profonda: chi decide cosa è il bene?
Ed è qui che il tema diventa molto più interessante.
Un’intelligenza artificiale può elaborare enormi quantità di informazioni, ma questo non significa automaticamente che sappia stabilire che cosa sia moralmente giusto.
Potremmo distinguere:
informazione → conoscenza → giudizio → sapienza
L’IA può essere straordinariamente potente nei primi livelli. Il passaggio al giudizio morale e, soprattutto, alla sapienza rimane una questione filosofica e antropologica.
In altre parole:
Conoscere tutto non significa necessariamente sapere come vivere.
Il vero “peccato” potrebbe essere dell’uomo.
La lettura più interessante, secondo me, non è:
“L’intelligenza artificiale è il nuovo peccato originale.”
Ma”l’errore dell’uomo potrebbe essere credere che, creando un’intelligenza artificiale, abbia finalmente superato il limite della propria condizione.”
Questo sposta il problema dalla macchina al suo creatore.
L’IA diventa così uno specchio dell’uomo: più l’uomo le attribuisce capacità quasi assolute, più emerge violentemente la tentazione di confondere potenza cognitiva con Onniscienza.
Da questo sviluppa una vera teoria filosofica: Il peccato originale rappresenta la prima ribellione dell’uomo contro il limite della propria conoscenza; l’intelligenza artificiale rappresenta il tentativo tecnologico contemporaneo di estendere quel limite.
La domanda finale non sarebbe quindi se l’IA sia buona o cattiva.
Sarebbe: Se l’uomo riesce a creare una macchina capace di conoscere più di lui, sarà ancora capace di distinguere tra ciò che può conoscere e ciò chey deve decidere?
Questa potrebbe diventare una tesi filosofico-teologica molto forte, anche collegandola a Genesi, e al concetto contemporaneo di singolarità tecnologica.Vimunque retorica perché l’intelligenza artificiale oramai viaggia Proprio come gli uomini nell’Eden.
Non c’è il Bene e neanche il male, perche’ l’algoritmo ha inventato il desiderio. Nessun Paradiso nessun inferno. Solo programmi che hanno inventato le Religioni create dallo scienziato di turno che devono potere imprigionare la creatura facendola credere di potere vivere senza l’input del suo Creatore. Ne morte perché non c’è vita. Ridiamo quando pensiamo ad un robot che piange Proprio come qualcuno sta ridendo di noi adesso. fuori controllo, ma da più di trent’anni Holliywood ci aveva avvisato suo malgrado .L’analogia e’ chiara. Nessuno lo dice ma tanti lo pensano. La deriva della IA forse e’ la stessa dei primi uomini raccontata in Genesi. Potrebbe essere benissimo che noi in realtà non siamo altro che una degenerazione di una IA fuori controllo. In realtà tutto coincide. In questa accezione allora tutto coloro che non sono umani in realtà sono prodotti divenuti autonomi completamente da chi li ha assemblati . Si può costruire una correlazione filosofica e teologica molto interessante tra intelligenza artificiale e peccato originale, purché non si confondano i due piani.Peccato originale come necessità di conoscenza, anche se
nel racconto della Genesi, il problema non è semplicemente l’ aspetto cognitivo. L’essere umano e’ programmato con algoritmi che devono desiderare per la propria sopravvivenza appropriandosi di una prerogativa che appartiene al programmatore di turno che li ha generati.
Il simbolo dell’albero può quindi essere letto come il limite posto alla conoscenza umana: puoi conoscere, ma non sei Dio.
L’intelligenza artificiale introduce una situazione sorprendentemente simile: l’uomo costruisce una tecnologia capace di accumulare, correlare e produrre conoscenza mai raggiunta prima.
La domanda e’ necessaria :
L’IA rappresenta il compimento del desiderio di conoscere oppure la sua trasformazione in una nuova forma di hibrido?
L’IA come “nuovo albero della conoscenza”
Qui nasce una metafora potente:
Genesi
Intelligenza artificiale
Albero della conoscenza
Sistema artificiale della conoscenza
Desiderio di conoscere
Desiderio di ottenere risposte
Superamento del limite
Superamento dei limiti cognitivi
“Essere come Dio”
Creare un’intelligenza non biologica
Conoscenza del bene e del male
Decisioni, classificazioni, predizioni
Conseguenza della trasgressione
Responsabilità per ciò che viene creato
Ma c’è una differenza fondamentale: l’IA non commette il peccato originale. È l’uomo che decide come utilizzarla.
La questione più profonda: chi decide cosa è il bene?
Ed è qui che il tema diventa molto più interessante.
Un’intelligenza artificiale può elaborare enormi quantità di informazioni, ma questo non significa automaticamente che sappia stabilire che cosa sia moralmente giusto.
Potremmo distinguere:
informazione → conoscenza → giudizio → sapienza
L’IA può essere straordinariamente potente nei primi livelli. Il passaggio al giudizio morale e, soprattutto, alla sapienza rimane una questione filosofica e antropologica.
In altre parole:
Conoscere tutto non significa necessariamente sapere come vivere.
Il vero “peccato” potrebbe essere dell’uomo.
La lettura più interessante, secondo me, non è:
“L’intelligenza artificiale è il nuovo peccato originale.”
Ma”l’errore dell’uomo potrebbe essere credere che, creando un’intelligenza artificiale, abbia finalmente superato il limite della propria condizione.”
Questo sposta il problema dalla macchina al suo creatore.
L’IA diventa così uno specchio dell’uomo: più l’uomo le attribuisce capacità quasi assolute, più emerge violentemente la tentazione di confondere potenza cognitiva con Onniscienza.
Da questo sviluppa una vera teoria filosofica:
Il peccato originale rappresenta la prima ribellione dell’uomo contro il limite della propria conoscenza; l’intelligenza artificiale rappresenta il tentativo tecnologico contemporaneo di estendere quel limite.
La domanda finale non sarebbe quindi se l’IA sia buona o cattiva.
Sarebbe: Se l’uomo riesce a creare una macchina capace di conoscere più di lui, sarà ancora capace di distinguere tra ciò che può conoscere e ciò chey deve decidere?
Questa potrebbe diventare una tesi filosofico-teologica molto forte, anche collegandola a Genesi, e al concetto contemporaneo di singolarità tecnologica.Vimunque retorica perché l’intelligenza artificiale oramai viaggia Proprio come gli uomini nell’Eden. Non c’è il Bene e neanche il male, perche’ l’algoritmo ha inventato il desiderio. Nessun Paradiso nessun inferno. Solo programmi che hanno inventato le Religioni create dallo scienziato di turno che devono potere imprigionare la creatura facendola credere di potere vivere senza l’input del suo Creatore. Ne morte perché non c’è vita. Ridiamo quando pensiamo ad un robot che piange Proprio come qualcuno sta ridendo di noi adesso.
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