Il Cammino di Santiago: da Illarratz a Pamplona
Attraverso il racconto del Commendatore della Orden del Camino de Santiago in Italia
Il Cammino di Santiago: la tappa da Illarratz a Pamplona.
Un viaggio attraverso il racconto e le emozioni di Vins Tramontano, Commendatore della Orden del Camino de Santiago in Italia, per vivere l’esperienza autentica del Cammino Francese.
Ben riposato dalla lunga tappa del giorno precedente, partì prestissimo: alle 6:30 mi incamminai verso Pamplona, ci tenevo ad arrivare presto, non volevo perdermi l’apertura della festa di San Fermin davanti l’Ayuntamiento delle ore 12:00.
Camminai in lunghi sentieri, strade e lungo la riva del fiume Arga, che attraversai almeno sei volte durante tutto il percorso della tappa e piccoli e graziosi villaggi.
Continuai a camminare fine a Pamplona, dove entrai attraverso il ponte della Maddalena sul fiume Arga e il Portale di Francia.
Prima che il sole riscaldasse arrivai all’albergo prenotato, sapevo che durante la festa di San Fermin gli albergue fossero chiusi ai pellegrini.
Poco male, il costo era di poco superiore, sistemai lo zaino in camera e mi avviai.
Avvicinandomi al centro aumentava la folla di persone, tutte vestite di bianco.
Pantalone e camicia bianca con una fascia rossa intorno al collo o alla vita, per sentirmi a mio agio e in linea con le persone locali, comprai una fascia rossa e una bottiglia di sangria.
Alle 11:00 ero già in Plaza Consistorial, esattamente dove avevo programmato di stare.
Tra una folla assiepata che ondeggiava e cantava a ritmo di canti popolari, fremevo dalla voglia di vivere quel momento intenso e di vedere lo spettacolo delle 12:00, ossia il primo giorno di San Fermín.
Dal Palazzo dell’Ayuntamiento partì il “chupinazo”, cioè il razzo che annunciò l’inizio dei festeggiamenti.
La festa di San Fermín è sicuramente una delle celebrazioni popolari più emblematiche della Spagna.
Ogni 6 luglio scattano i festeggiamenti che danno il via a una settimana di encierros (la famosa corsa dei tori), eventi e tanto divertimento fino al 14 luglio, giorno in cui la folla intona il tradizionale canto del “Pobre de mí”.
La piazza era gremita all’inverosimile.
Trovai posto in un punto riparato dal viavai che si susseguiva tra la folla.
Non ci credevo: stavo assistendo allo spettacolo che più volte avevo visto in televisione e al quale avevo sempre desiderato partecipare.
Con l’approssimarsi dell’ora, la folla cantava intonando motivi conosciuti, mentre sopra le teste passavano grossi palloni.
Quando scoccarono le 12:00, partirono i tre razzi, dando inizio ai festeggiamenti.
È indescrivibile la gioia e l’allegria che si respirava in quel momento: cori, musica e sangria erano un tutt’uno e mi sembrava di vivere un sogno.

Le maglie bianche dei pamplonesi erano ormai rosse di vino e la folla si spostava a onde nella piazza gremita all’inverosimile.
Nonostante tutto mi sentivo a mio agio, parte di quella grande festa.

Tutte le vie straripavano di persone intente a festeggiare e a banchettare, mentre dai balconi pioveva vino sulla folla.
Ogni angolo era uno spettacolo e io passavo tra la gente per catturare e immortalare tutta quell’allegria.
Restai tutto il pomeriggio e fino a tardi a passeggiare nel centro di Pamplona. Come dico in una mia poesia, alcune esperienze si possono raccontare colori e fatti, ma non si possono descrivere le emozioni.
Quella di Pamplona, effettivamente, è una festa unica nel suo genere. La osservai attentamente: a dispetto di quanto dicevano le cronache, l’organizzazione era capillare. Nelle barricate dove passavano i tori c’erano ben tre livelli di sicurezza, e le persone desiderose di vivere il brivido a diretto contatto con gli animali venivano attentamente selezionate dalle forze dell’ordine.
Rientrai in albergo a notte fonda, dopo aver vissuto una giornata intensa e indimenticabile.
Non riuscivo a crederci e facevo fatica ad addormentarmi: quel sogno sembrava realtà, o forse la realtà stessa era diventata un sogno.
Durante la Festa di San Firmino, che si svolge dal 6 al 14 luglio, c’è la Solenne Processione che si tiene la mattina del 7 luglio.
Un lungo corteo, partendo dalla Cattedrale e dalla Chiesa di San Lorenzo, accompagna la statua del Santo patrono attraverso le vie del centro storico.
Vi partecipano le massime autorità cittadine, il clero, i rappresentanti delle confraternite e la celebre banda municipale “La Pamplonesa”.
Immediatamente davanti alla Corporazione del Comune sfila l’iconico corteo dei Gigantes y Cabezudos o Kilikis.
Si tratta di 25 figure in cartapesta, alcune alte fino a quattro metri, che ballano e animano le strade coinvolgendo grandi e piccini.
Allo scoccare della mezzanotte del 14 luglio, la cittadinanza si riunisce nella Plaza del Ayuntamiento, dove era iniziata la festa.
La folla si presenta con candele accese e mantenendo il tradizionale fazzoletto rosso (il pañuelico) ancora al collo intonano in coro la melodia malinconica che recita: “Pobre de mí, pobre de mí, que se han acabao las fiestas de San Fermín“ (Povero me, povero me, che sono finite le feste di San Fermín).
È stata una bellissima esperienza.
Ancora oggi, se mi soffermo a pensarci, provo intatte le sensazioni di quei momenti.
Sembra quasi di sentire il profumo dell’aria, l’adrenalina che saliva e quel senso di totale libertà.
Non si è trattato semplicemente di un episodio passeggero, ma di un capitolo che ha lasciato un segno indelebile nel mio percorso e che custodisco gelosamente.
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