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Lotta di classe sotto il sole: il report che svela come il cambiamento climatico colpisce i lavoratori più fragili

Questa estate, come ormai sta accadendo già da qualche anno, si è da subito presentata estremamente calda e afosa.

Il mantra quotidiano di ogni cittadino è ormai sempre lo stesso: intolleranza alle temperature elevate sin dalle prime ore del mattino.

Per molti lavoratori però le temperature elevatissime di queste settimane sono molto più problematiche, difatti il riscaldamento globale ( additato come causa)  non è una minaccia astratta del futuro, ma una realtà che sta già riscrivendo le regole del mercato del lavoro, accentuando le disuguaglianze sociali.

In Italia sono 670 mila i lavoratori che ogni giorno si trovano a operare in condizioni di estremo pericolo a causa delle temperature torride, a tracciare questo quadro preoccupante è il nuovo dossier “Lavoratori a rischio per le ondate di calore”, realizzato da Greenpeace in collaborazione con la Cgil, incrociando i dati occupazionali Istat con i modelli di previsione del progetto Worklimate.

Per accendere i riflettori sull’emergenza, gli attivisti ambientalisti hanno messo in scena una protesta simbolica a Roma, proprio davanti al Colosseo. Sotto il sole già cocente del mattino, sono state posizionate delle statue di ghiaccio a grandezza naturale raffiguranti contadini, muratori e rider, nel giro di pochi minuti, le sculture hanno iniziato a liquefarsi davanti ai passanti. Accanto a loro, un messaggio chiaro diretto ai colossi dell’energia: “Le aziende fossili si arricchiscono, noi ci squagliamo”.

I dati scientifici contenuti nel rapporto dimostrano che le estati italiane sono strutturalmente cambiate, quella che un tempo veniva considerata un’anomalia passeggera è diventata la nuova normalità, basti pensare che nel biennio 2021-2022, i giorni estivi caratterizzati da un livello di rischio caldo “alto” (la soglia che fa scattare le ordinanze di tutela regionali) erano in media 22, nel biennio 2024-2025, questa quota è salita a 35 giorni, registrando un incremento del 60%.

Se poi consideriamo che, nei giorni di afa più intensa, il numero di persone esposte contemporaneamente al sole e a temperature insostenibili ha raggiunto la quota record di 1,5 milioni di lavoratori su tutto il territorio nazionale, i dati paiono ancora più allarmanti.

Il report evidenzia come il pericolo, ca va sans dire,  sia strettamente legato al tipo di mansione e all’ambiente di lavoro, tracciando una netta linea di divisione tra chi può lavorare in uffici climatizzati e chi è costretto a rimanere all’esterno.

I comparti più colpiti sono:

Edilizia e costruzioni con 251 mila lavoratori bloccati sui ponteggi, a contatto con cemento e materiali che accumulano calore.

Trasporti, logistica e rider: 243 mila addetti che si muovono su asfalto rovente, spesso con scarse tutele contrattuali.

Manutenzione del verde e servizi: 125 mila operatori ecologici e addetti alla cura degli edifici.

Agricoltura: 48 mila braccianti nei campi, sottoposti a sforzi fisici prolungati sotto il sole diretto.

I rischi collegati alla salute sono altissimi: oltre al rischio immediato di sincope o collasso cardiocircolatorio dovuto all’innalzamento della temperatura corporea, l’esposizione prolungata all’afa provoca stress termico, calo drastico della concentrazione e stanchezza mentale. Tutti fattori che aumentano in modo esponenziale la probabilità di infortuni gravi sul luogo di lavoro.

Motivo per cui di fronte a uno scenario non più occasionale, i sindacati chiedono un intervento legislativo immediato.

Non bastano più i semplici consigli di comportamento o i rinvii temporanei: l’obiettivo è introdurre riforme strutturali per proteggere chi lavora.

Le sigle sindacali chiedono l’introduzione della cassa integrazione obbligatoria durante le ore centrali della giornata e una profonda riorganizzazione dei turni, modificando gli orari per evitare i picchi di calore.

Una richiesta che riguarda da vicino anche i rider, per i quali si rivendica il riconoscimento formale del rapporto di lavoro subordinato, così da garantire loro le stesse coperture assicurative e previdenziali degli altri settori. Secondo Greenpeace, la vera soluzione richiede però un cambio di rotta globale: bisogna colpire l’origine della crisi climatica, interrompendo i profitti legati ai combustibili fossili che continuano a surriscaldare il pianeta a spese delle fasce più deboli della popolazione.

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