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Musica medievale nel Sud Italia
Con questo articolo la nostra rubrica "La Musiccaccia" ci porta nella musica del medioevo, raccontandoci come quest'epoca plasmò suoni, strumenti e culture tra Bizantini, Arabi, Normanni e Svevi

musica medievale

Il periodo che va dal V secolo d.C. al XV secolo venne denominato Medioevo, un periodo storico culturale che ha la durata di circa mille anni e che ci lascia un notevole bagaglio artistico-culturale e musicale.79e4d26a-bb6e-4dca-8a66-066ae7fafba1-1-619x800 Musica medievale nel Sud Italia

Prima, però, di addentrarci nella musica di quel tempo diamo una brevissima occhiata a quello che era il nostro territorio geografico.

In quel tempo l’Italia meridionale era ancora divisa.

 La Sicilia era un emirato arabo; dall’antico ducato di Benevento si erano scissi i principati di Benevento, Capua e Salerno; le città di Amalfi, Sorrento, Napoli e Gaeta erano ducati formalmente bizantini; la Puglia e la Calabria erano province bizantine. Nel 1002 Bari, sotto la guida di un nobile cittadino (Melo), si ribellò all’autorità di Bisanzio e con l’aiuto di alcuni mercenari normanni nel 1118 ottenne l’indipendenza.

 In quell’epoca bande di normanni in cerca di fortuna avevano iniziato a giungere alla spicciolata nell’Italia meridionale, subito assoldati da vari potentati locali, come il duca di Napoli, il principe di Sorrento e gli stessi bizantini.                                                     

 Ma nonostante tutto ciò l’arte musicale era sempre in via di evoluzione ed è proprio in questo periodo che  ebbe un ruolo di fondamentale importanza nel campo liturgico-religioso ed in quello profano e popolare.

La musica religiosa diede vita a generi musicali come: L’inno, il canto Gregoriano, il dramma liturgico e la lauda di questi generi musicali che si eseguivano nelle varie ricorrenze e funzioni religiose ancora oggi vi è un notevole repertorio conservato, in quanto i religiosi per poter conservare e tramandare la tradizione facevano scrivere i testi e le partiture musicali.               Un’altra storia è per la musica profana, che era improvvisata oppure composta per delle occasioni particolari, destinata ad essere eseguita una sola volta e perciò non veniva scritta per tramandarla, per questo motivo di questo genere non rimangono molti documenti. Il repertorio della musica profana  era costituito da canzoni amorose, satire politiche e danze accompagnate da strumenti come tamburi, arpe e cornamuse,facili da trasportare per i cantori, menestrelli, giullari, buffoni che si spostavano da una città all’altra.  La musica era di andamento vivace e molto ritmata e probabilmente è questo il periodo in cui si fondano le basi per i generi musicali come la pizzica e tante altre forme musicali simili  della Puglia, Campania e Sicilia. E’ in questo periodo che nasce il Saltarello.                                          

Dal 1087 al 1194 i normanni occuparono la Sicilia ed essendo un popolo di grande tolleranza ed intelletto, non scacciarono gli arabi ma gli affidarono dei castelli in Calabria, in Puglia, in Irpinia dando loro delle terre con il privilegio dell’immunità perpetua. Queste decisioni politico-sociali fecero sì che la cultura, l’arte  e perfino la lingua si fondessero creando nuovi stili. La lingua era un misto tra il greco e l’arabo che col tempo si trasformò e si arricchì di nuove acquisizioni lessicali, nasce così la lingua volgare. E’ più che ovvio che la musica e il canto abbiano avuto notevoli mescolanze ed abbiano originato stili nuovi, peccato che nel Sud Italia non esistono tracce, ma una cosa è sicura: molti canti a distesa o a fronna sono simili nella linea melodica ai canti della tradizione religiosa musulmana.                                                                        

 Dal 1198 con la proclamazione di re Federico II fino al 1266 con la caduta di Manfredi di Sicilia, gli svevi aggiungono altre influenze alla musica ed a tutto il panorama culturale, politico e sociale del sud Italia. Nelle regge imperiali federiciane, diffuse per il territorio ed in particolare in Puglia, la musica e le varie forme artistiche e culturali si confrontarono ed intrecciarono, l’arte d’ Occidente con quella d’Oriente, dando vita ad un fenomeno artistico di grande ed incommensurabile valore. Grazie a Federico II nasce un variegato ambiente musicale, anche lui stesso è considerato poeta e musico perché dei quattro poemi a lui attribuiti, uno ci è pervenuto con la musica e costituisce anche l’unico modello musicale, su oltre 350 testi poetici della scuola siciliana. Per la musica e non solo, la cura e la ricerca itinerante del sovrano svevo si rivelò un territorio senza confini nel quale convissero artisti di etnie, religioni e tradizioni spesso lontane tra loro, da queste scelte culturali, in linea con quelle dei predecessori re normanni, favorirono inclusione in Europa di nuovi strumenti e tecniche musicali dall’Oriente.                                

 Ciò nonostante in Sicilia nacque “La Scuola Siciliana” 1230-1250, con una peculiarità rispetto alle altre scuole data  dall’uso di una propria tradizione lirica basata sul volgare locale detta “lingua del sì”.              

Tra gli strumenti musicali di quel periodo adoperati dai menestrelli e vari tipi di artisti dell’epoca, ricordiamo: il tamburello, i cimbali, le campane e i tamburi di vario genere (strumenti a percussione)– il liuto, l’arpa, il salterio (strumenti a corde pizzicate) – la viella e ribecca (strumenti ad arco) – I corni, le chalemie, le cornamuse, le trombe e i flauti (strumenti a fiato) – la ghironda o organistrum , che fu il primo strumento ad accompagnare i canti religiosi. Tra i brani tramandati oralmente fino ai giorni nostri del 1200 troviamo “IL CANTO DELLE LAVANDAIE DEL VOMERO” (ignoto ), e la suggestiva “JESCE SOLE” .

(Lello Traisci)

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2 comments

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Curto rosaria

Una rubrica sempre interessante e appassionante. 🤩 A prima vista, si potrebbe pensare che il Medioevo fosse piuttosto povero di musica e canti. Sì, si potrebbe pensare che gli uomini di quell’epoca fossero impegnati nelle crociate e non avessero tempo da perdere a canticchiare. Ebbene, non è affatto così.
Grazie a Lello Traisci per questo articolo dettagliato che ci permette di esplorare le fonti esistenti giunte fino a noi, oggi :
– dalla geografia del Sud Italia alla storia di queste province,
– dalla storia dei ducati agli invasori stranieri,
– da Melo di Bari, duca di Puglia, a Federico II di Svevia,
– dalla musica sacra al canto profano,
– dalla musica scritta per essere scrupolosamente eseguita al canto improvvisato per essere semplicemente tramandato,
– dagli strumenti agli interpreti,
– dai ritmi ai generic,
e ben altro ancora… questo articolo presenta tutte le basi, naturalmente, l’argomento è vasto, diciamo le basi necessarie che suscitano davvero la curiosità. Chi, come me, desidera approfondire questo periodo e la sua storia in materia di musica nel Medioevo, può seguire le indicazioni dell’articolo, la sua struttura. Ma attenzione, seguendo il tema della musica, si può leggere quasi tutta la storia del Sud Italia. 😁 Un’altra forma di crociata 😉 e mentre si cavalca attraverso la storia, non c’è dubbio che prima o poi «Jesce Sole» risuonerà nei nostri cuori. Complimenti a Lello Traisci👏ringraziamenti all’Inviatonews🙏

    comments user
    Redazione

    Grazie a lei per l’attenzione e i gentili apprezzamenti.

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