Nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) a Castel Volturno.
Le parrocchie di Castel Volturno hanno diffuso un comunicato stampa per esprimere le loro perplessità
LA NOTIZIA
CASTEL VOLTURNO – Nel cuore dell’area naturalistica del Parco umido La Piana, una distesa di oltre 60 ettari di terreno pianeggiante a sud‑ovest del centro cittadino, potrebbe presto sorgere il nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio ( CPR ). L’area, caratterizzata da vegetazione spontanea e situata a circa tre chilometri dalla Domitiana, è stata individuata come sede del futuro complesso.
La procedura di gara è stata formalmente avviata da Invitalia, che agisce su mandato del ministero dell’Interno. L’intervento prevede un investimento superiore ai 41 milioni di euro, cifra che non comprende l’Iva, e riguarda l’intero percorso progettuale: dalla definizione del progetto di fattibilità alla redazione degli elaborati esecutivi, fino alla gestione della sicurezza durante le fasi di progettazione e di cantiere.
Il capitolato stabilisce che l’impresa che si aggiudicherà l’appalto dovrà completare l’opera entro 660 giorni consecutivi dall’affidamento.
COMUNICATO STAMPA dalle parrocchie di Castel Volturno
Le comunità parrocchiali di Castel Volturno, radicate in un territorio segnato da profonde fragilità ma anche da significativi percorsi di integrazione tra popoli e culture diverse, sentono il dovere di esprimere alcune domande alle istituzioni nazionali e locali in merito alla decisione di realizzare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) nel nostro comune.
Ci chiediamo: è davvero questa la risposta più adeguata ai bisogni di un territorio che da anni affronta, con fatica e responsabilità, sfide complesse legate alla convivenza, alla marginalità sociale e alla costruzione di percorsi di inclusione?
Ci domandiamo: quali valutazioni sono state fatte sull’impatto sociale di tale struttura in una fase già così delicata, in cui nuove emergenze continuano a gravare sulla vita delle nostre comunità?
Ci chiediamo ancora: perché una decisione così rilevante viene percepita come calata dall’alto, senza un reale coinvolgimento della comunità civile, delle realtà ecclesiali e associative che quotidianamente operano sul territorio?
Alla luce dei dati e dei rapporti già disponibili a livello nazionale, che evidenziano come i CPR non sempre siano utilizzati al massimo delle loro potenzialità, ci interroghiamo: è proprio necessario edificare una nuova struttura e quale reale beneficio si prevede per Castel Volturno e per i suoi cittadini?
Infine, chiediamo: non sarebbe più opportuno investire in politiche e strumenti capaci di rafforzare i percorsi di integrazione, sicurezza sociale e sviluppo umano già in atto, piuttosto che introdurre strutture che rischiano di acuire tensioni e fragilità?
Le Parrocchie di Castel Volturno in quanto espressioni territoriali della Chiesa di Capua che da trent’anni attraverso il Centro Fernandes ha investito sul territorio uomini e mezzi a servizio della popolazione immigrata, nel rispetto delle istituzioni e nella fedeltà al proprio servizio al bene comune, chiedono con chiarezza di essere coinvolte, insieme a tutte le espressioni della società civile, nei processi decisionali che riguardano il futuro del nostro territorio.
Riteniamo che solo attraverso il dialogo, l’ascolto e la corresponsabilità sia possibile costruire risposte giuste, efficaci e realmente rispettose della dignità di ogni persona.
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