Un drone, nuovo “corriere” per la droga: allerta a Poggioreale
Un drone precipita a Napoli e rivela un traffico hi‑tech verso il carcere, mentre un detenuto viene sorpreso con telefoni e stupefacenti appena recapitati.
Un drone resta impigliato tra i rami di un albero in via Don Bosco, a Napoli. Poi riparte. Ma perde il carico. Quando arrivano i Carabinieri della compagnia Napoli Stella trovano tutto a terra: 200 grammi di hashish, un cellulare, quattro chiavette usb, due micro‑telefoni, sedici sim, caricabatterie e cavi. Materiale sequestrato. Scattano le indagini. La destinazione, però, sembra già scritta: il carcere di Poggioreale, dove i “voli” clandestini non sono una novità.
Dentro il penitenziario, intanto, si mette in atto un’altra operazione. Un detenuto viene sorpreso nelle docce con una busta sospetta. Dentro ci sono tre smartphone di ultima generazione e due panetti di droga, 150 grammi in tutto. Anche questo carico sarebbe arrivato dal cielo, grazie a un drone poi sfuggito alla cattura. L’uomo viene bloccato. La merce, pronta per essere distribuita, finisce sotto sequestro.
Per il presidente e il segretario dell’Uspp, Giuseppe Moretti e Ciro Auricchio, non è un episodio isolato. È un fronte aperto. Una “guerra tecnologica” quotidiana, dicono, combattuta tra chi tenta di far entrare droga e telefoni e chi deve impedirlo. I droni, sempre più precisi e silenziosi, cambiano le regole del gioco e complicano il lavoro della Polizia Penitenziaria.
Il sindacato elogia l’intervento degli agenti di Poggioreale. Professionalità, abnegazione, capacità di tenere insieme sicurezza e legalità nonostante un organico ridotto di circa 150 unità. Ma avverte: la criminalità ha alzato il livello. Le consegne volanti sono diventate rapide, mirate, difficili da intercettare.
Per questo l’Uspp chiede strumenti nuovi: tecnologie adeguate. Sistemi anti‑drone, jammer, dispositivi in grado di bloccare o deviare i velivoli. Perché, senza un salto di qualità, la partita rischia di essere impari.
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