Storie maledette – La polizia è le sue vite tese: Vittorio Pisani

Vittorio Pisani
Milano – C’era da aspettarselo da Vittorio Pisani, che trent’anni fa busso’ alle cinque di mattina alle porte di casa mia, in Napoli alla Via Chiaia quarto piano, perche’ ero logicamente il primo indiziato di un omicidio avvenuto cinque ore prima.
Ultimio a vedere la vittima crivellata di colpi, il primo ad essere iscritto nel registro degli indagati. Tutto logico, tutto dovuto al mio essere un giovanissimo Avvocato nonche’ procuratore speciale del Boss of Bosses del momento.
Assistente di Criminologia del Prof.Sclafani alla Federico Secondo e diseredato dalla famiglia per via di un reportage di Mixer di Giovanni Minoli di quattro anni prima nel quale venni ripreso al tavolo con i giornalisti, il Boss e famiglia. Ricordo con grande piacere la sicurezza che m’incuteva l’allora Capo della Squadra Omicidi mentre un po’ brutalmente i suoi uomini perquisivano la mia abitazione rovesciando cassetti e scompigliando guardaroba. Mia mamma molto malata era più solidale con loro che con me, spingendomi a seguire Pisani in Questura senza esitazione, che tra l’atro non avevo. Pisani aveva capito che io ero sfuggito all’agguato per Volontà di Dio dal versante credente, per un caso da quello laico. Mamma scese poco dopo e nominò mio difensore Carlo Taormina, inviandogli cinque milioni che non riebbi indietro, anche perché subito la mia posizione venne motu proprio archiviata. Ero solo teste. Oggi rivedere Pisani che ha letteralmente “cacciato” dalla Polizia l’agente che ha ucciso il Puscher, mi ha dato la stessa certezza di trent’anni fa, e cioè quella convinzione profonda di trovarmi di fronte ad un servitore dello Stato e della verità. Quella di Roveredo e’ una brutta Storia, perché a morire non e’ solo un diseredato da tutti ma anche tutti coloro che in virtù del pregiudizio hanno senza volerlo, autorizzato Cinturrino a pensare anche per un solo momento di farla franca. Secondo i media, oramai venduti ad un Giustizialismo di estrazione squadrista, per forza bisognava credere al giustiziere corrotto ed i suoi sodali più corrotti di lui.
Se non fosse stato per il carattere che Pisani ha impresso alla sua Polizia non si sarebbe giunti alla verità, che fa male se si pensa a quante scene del Crimine non sono “svelate” ma contrabbandate come verità sacrosante dagli untori della Giustizia, o per meglio dire quella farlocca che servivano i pretoriani di Cinturrino nel suo Commissariato sotto inchiesta, voluta da Vittorio Pisani.
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